MARCELLINA SUOR EMILIA CAPOCCIA (gennaio 2000)

Per espressa volontà dei Superiori mi è stata chiesta una testimonianza su Mirella; con timore e trepidazione mi accingo a dir qualcosa su questa stupenda persona, dopo aver invocato lo Spirito Santo, pregandolo di suggerirmi ciò di cui sono stata resa partecipe e delle confidenze ricevute da lei.
Ho conosciuto Mirella circa vent’ anni fa. Una sera eravamo usciti per un incontro di animazione vocazionale io, Padre Pietro missionario della Consolata in Brasile e Suor Margherita e ci recammo a farle visita. Mirella era a letto; aveva già subito l’intervento al cervello con esito negativo per l’enorme massa tumorale che le aveva leso anche il nervo ottico per cui non vedeva più. Appena sentì che delle Suore Martelline erano venute a trovarla, trasalì letteralmente di gioia. Nessuno aveva parlato di noi a lei. Ma ci aspettava; in seguito infatti mi confidò che Gesù stesso le aveva chiesto in visione di diventare suora Marcellina.
Era devotissima di Gesù legato alla colonna: quella bella statua a mezzo busto che si venera a Galatone, lei l’aveva visto così in visione.

 

L’incontro con Mirella segnò molto il mio cammino, c’era una certa affinità e nacque un’amicizia che è durata fino alla fine.
Quando ero a Tricase spesso andavo a trovarla e nel suo cuore c’era sempre l’amarezza di non potersi consacrare totalmente al Signore nella nostra famiglia religiosa, però sul suo volto c’era sempre una luminosità che rivelava quanta profonda comunione esisteva fra lei e il Signore.
Cieca, invalida, piena di tanta sofferenza, riusciva a dare a tutti quelli che la visitavano serenità e pace, sempre calma, equilibrata e piena di Spirito Santo.
Ogni volta che si andava da lei, si tornava a casa ricaricate interiormente. Era diventata la preghiera vivente. Tra le mani aveva sempre la corona del rosario e notte e giorno conversava con Gesù e Maria, da sposa sempre innamorata dello sposo.
Mirella ha vissuto il suo calvario in modo eroico perché oltre alle sofferenze fisiche Gesù permise per lei tante sofferenze morali a me confidate e che per ora non posso dire. Nonostante ciò lei pregava sempre, offriva molto per la Congregazione perché, non potendo entrare a causa della salute, formulò i suoi voti privatamente come laica consacrata. 
Dall’altare del sacrificio: il suo lettino sempre lindo e pulito, Mirella è stata una vera apostola e missionaria. Accorrevano a lei tante persone: giovani, sposi, anziani, sacerdoti, coppie da ogni parte e per tutti aveva la parola unta di Spirito Santo, tanto da far commuovere fino alle lacrime. Aveva creato attorno a sé un gruppo di preghiera e ogni giovedì con i giovani pregava.

 

Lei stessa era diventata preghiera vivente: Gesù da bambina l’ha istruita nell’intimo e le sue notti insonni e dolorose le trascorreva pregando e chiedendo al Signore di aumentare le sue sofferenze per il bene della chiesa.
La santità di Mirella andava di pari passo con la santità della sua mamma che per oltre vent’anni di calvario l’ha assistita giorno e notte. Infatti Mirella aveva solo tredici anni quando i sintomi del male si fecero sentire nel suo giovane corpo.
Fu arricchita da Gesù di doni mistici quali le locuzioni interiori, specialmente quando le si chiedeva di pregare e di dire qualcosa nel nome di Dio. I doni di natura e di grazia servivano per il bene delle anime.

 

La devozione per la Madonna, poi, era al massimo grado. Chiamava Maria “la dolce mammina del cielo”.
In questi ultimi anni, per completare tanta sofferenza, ha dovuto anche lasciare la sua casa e la sua stanzetta perché crollante e vivere con tanto disagio tutta la famiglia in casa del fratello. Un giorno mi confidò che Gesù nel profondo del cuore le diceva: “Mirella, grande sarà la tua ricompensa”.
Sono sicura che dal cielo proteggerà tutta la Congregazione da lei tanto amata e canterà insieme a tutte le Marcelline defunte e ai nostri Fondatori il Magnificat di ringraziamento.